Non è facile intervenire nel dibattito che si è aperto dopo la scelta del Prc di uscire dalla maggioranza alla Regione. Si rischia, infatti, di concentrarsi sulla durezza del gesto in se, o magari sul riferimento, tanto generico quanto inutilmente insinuante, agli intrecci politico – affaristici, per perdere di vista la sostanza delle cose, che risiede, come sempre, nei comportamenti politici e non negli astratti richiami alla morale, e richiede quindi coerenza di ragionamenti e posizioni serie.

Parliamo, invece, di politica e di scelte, come quelle recenti che il Consiglio regionale ha adottato con l’approvazione della manovra finanziaria. Si è parlato di un bilancio “ingessato” dall’eccessivo peso della spesa assistenziale, a discapito dell’efficacia degli interventi. E noi siamo pronti ad affrontare in modo aperto questa discussione, nella consapevolezza che le azioni consolidate sono il frutto di scelte che vengono da molto lontano, e che il ciclo di programmazione 2007/2013 deve essere l’occasione per verificare quali cambiamenti vanno fatti per qualificare maggiormente la spesa. Ecco ciò che intendiamo quando parliamo della necessità di un “cambio di passo”.

Vogliamo parlare innanzitutto di politiche industriali, di Fiat, polo del salotto, piccole e medie imprese. Di Consorzi industriali, ricerca scientifica e trasferimento di tecnologie. Di Val d’Agri, Senisese e Val Basento. Di politiche energetiche, di come cioè, attraverso la Sel, si possano trasferire ai cittadini, alle imprese ed ai grandi utilizzatori pubblici i benefici delle estrazioni petrolifere. E di quale mix di fonti energetiche dobbiamo disporre.

In una parola: vogliamo discutere in Basilicata di un “pubblico” che fissa le regole e semplifica le procedure, e di un “mercato” in cui si organizzano gli interessi e la concorrenza. In questo quadro si pone anche la cosiddetta questione della governance, che non poteva essere risolta con uno sbrigativo emendamento alla legge finanziaria. Perché, certo, una sola Azienda sanitaria per provincia potrebbe evitare conflitti e garantire una migliore programmazione, ma è anche vero che l’attuale organizzazione delle Asl è più aderente ai territori, che chiedono innanzitutto di migliorare i servizi per i cittadini. E quindi anche di ridisegnare i distretti sanitari, come del resto è previsto nel disegno di legge sulla rete dei servizi di cittadinanza sociale. Sarebbe ben poca cosa, insomma, ridurre la questione delle Asl al tema del risparmio della spesa. Come pure sarebbe opportuno guardare al futuro delle Comunità montane in rapporto alle funzioni che vanno assegnate a questi enti nel quadro dell’evoluzione del sistema della programmazione partecipata.

Altra cosa (e ben poca cosa, per la verità), invece, come il Prc e taluni falsi moralisti dell’ultima ora sembrano impegnati a fare, è accusare il Consiglio regionale di aver distorto fondi pubblici per favorire la produzione del consenso a ridosso degli scambi politico – affaristici. Che nelle amministrazioni pubbliche del nostro territorio, dalla Regione alle Province ai Comuni, dove lo stesso Prc ha dirette responsabilità di governo, si possa fare di più e meglio, è cosa su cui si può sicuramente convenire, né possono essere sottovalutati episodi di malcostume che vanno certamente combattuti. Ma sostenere che in Basilicata vi sono pesanti condizionamenti politico - affaristici è una sciocchezza ed è un’offesa, che sfigura il volto reale della nostra Regione.

Ed anche se sono evidenti le ragioni di convenienza politica di questi attacchi, non si possono accettare i toni e le accuse di taluni. Questa convinzione si rafforza dopo il dibattito di alto profilo politico che il Consiglio regionale, su opportuna iniziativa del Presidente De Filippo, ha inteso svolgere nell’ultima seduta. Un dibattito che ci spinge a rifuggire da polemiche e prediche autoreferenziali, e ad affrontare invece a viso aperto i problemi che abbiamo di fronte.

Da Twitter