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Il disegno di legge di riassetto del servizio sanitario regionale è un forte ed importante intervento che accentua il profilo riformatore della legislatura regionale, accelerando il compimento del disegno di rinnovamento della sanità lucana immaginato e portato avanti dall’assessore Colangelo e inaugurando quel processo di complessiva rivisitazione della governance regionale già annunciato dal Presidente De Filippo.

Si tratta di un provvedimento che rappresenta il naturale corollario della riforma del sistema dei servizi alla persona, approvata nello scorso mese di febbraio, e che dunque completa l’architettura di un sistema della salute unitario ed integrato, con il baricentro spostato sul territorio e verso i cittadini utenti, coerente con l’assetto delle istituzioni e orientato a logiche di efficienza e di trasparenza.

Ogni riforma che modifichi realmente la situazione preesistente genera aspettative e resistenze, speranze e preoccupazioni. In questo caso le prime sopravanzano ampiamente le seconde, perché la riforma muove in direzione di un netto e visibile accrescimento dei benefici a favore dei cittadini e delle comunità locali.

Concentrare a livello provinciale il governo generale delle Aziende sanitarie significa ottimizzare i processi di gestione delle strutture e delle competenze, utilizzare al meglio le risorse tecniche e professionali, realizzare importanti economie di scala e reinvestire i risparmi per allargare l’offerta ed elevare la qualità dei servizi.

Il nuovo assetto delle Asl è funzionale alla realizzazione di un modello a rete del sistema sanitario. Nessun servizio e nessun ufficio verrà soppresso; l’abbattimento dei ‘confini’ delle vecchie Asl e la nuova funzione di governo che viene assegnata ai Distretti devono semmai assicurare una più diffusa ed equilibrata distribuzione dei servizi della salute, unitamente all’eguaglianza delle condizioni di accesso ad essi.

In altre parole, il riassetto della sanità traccia la strada per un riordino delle istituzioni da ridisegnare intorno al protagonismo dei territori ed alla prossimità rispetto ai cittadini. I nuovi Distretti della Salute altro non sono che gli ambiti territoriali di governo dei servizi sanitari e sociali, che dovranno coincidere anche con le aree-programma delle politiche di sviluppo e con i nuovi enti intermedi che prenderanno il posto delle comunità montane.

Un sistema democratico funziona se sono chiari i ruoli di ciascuno, se tutti sono messi in grado di fare la loro parte e se a ciascuno è assegnato un preciso spazio di responsabilità. Il riordino della sanità anticipa e prefigura un modello di governance da estendere a tutti gli ambiti e settori della vita pubblica, che è finalizzato appunto ad esaltare le responsabilità e le capacità delle comunità locali e dei loro gruppi dirigenti.

Ma questa è una scommessa che Regione e autonomie locali devono saper condividere, perché burocratismo e localismo sono nemici di entrambe.