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Marco Travaglio è tanto bravo quanto capace di cose indegne. E' un vero specialista nel frullare mezze bugie e mezze verità, utilizzando strumentalmente qualunque questione per offendere il decoro di qualunque persona per i suoi fini (legittimi?) professionali e di profitto. Oggi ancora una volta risulta essere il migliore amico di Berlusconi, che si è dimostrato attore e istrione favoloso con lo sketch della pulizia della sedia nello studio di Servizio Pubblico.

Nella puntata della trasmissione di giovedì 4 aprile Travaglio ha attaccato di nuovo con grande scorrettezza ed imprecisione Filippo Bubbico, riportando a galla le dicerie elevate a notizie in questi giorni anche dal solito Piccenna e da Massari del Fatto Quotidiano.

Ai lucani che hanno un po' di memoria non sarà sfuggito che la storia raccontata da questi signori è sempre la stessa. Ai primi di luglio del 2006 Travaglio con un articolo su Micromega dal titolo "Amaro Lucano" detta il prologo di un romanzo che interesserà per alcuni anni la comunità della Basilicata con il titolo di "Toghe Lucane". Naturalmente il romanzo diventa la base di un'inchiesta giudiziaria, che si nutre di quella giornalistica e viene condotta talmente bene da determinare il proscioglimento di tutti gli indagati, avvenuto dopo anni in cui tante persone per bene hanno dovuto subire una indegna gogna pubblica, condita da falsità che ancora oggi circolano impunemente sul web.

Fare di tutt'un'erba un fascio ha impedito di scoprire in quell'inchiesta eventuali colpevoli, che probabilmente ci sono, e che forse agiscono ancora avendo acquisito una certa impunità in virtù del fatto che, quando tutti vengono indicati come colpevoli, significa che non c'è nessun colpevole. Ma questa è un'altra storia, che prima o poi potrebbe venire alla luce.

Chi ha memoria ricorda che in quei mesi del 2006, nonostante la pesante campagna diffamatoria e il tintinnio di manette evocato da questa allegra banda di buontemponi, Filippo Bubbico si dimise da senatore (rinunciando quindi all'immunità) per far posto a Salvatore Adduce, avendo evidentemente la coscienza a posto come poi di fatto è stato ampiamente dimostrato. E nello stesso periodo, mentre era in corso la nota polemica al Csm e da più parti si chiedeva che le inchieste di De Magistris fossero avocate (cosa poi avvenuta per le inchieste Poseidone e Why not?, ma non per Toghe lucane che fu portata a termine da De Magistris), Bubbico si dichiarò contrario a questa ipotesi, perché avrebbe voluto battere il magistrato titolare dell'inchiesta in tribunale, dimostrando (come poi avvenne) la sua totale estraneità ai fatti contestati. Ma naturalmente di questa e di molte altre cose la trasmissione di Santoro e Travaglio non ha mai dato notizia.

Non aggiungo altro nel merito di quelle vicende alimentate e rilanciate da coloro che nel 2006 fecero stampare e diffondere le pagine di Micromega in Basilicata ed in particolare a Potenza città (e sarei curioso di conoscere oggi la loro opinione su Filippo Bubbico). Vorrei solo ricordare i ben magri risultati di quella commedia finita in un'inchiesta giudiziaria, della quale Travaglio fu (e forse è tuttora) parte fondamentale. Di certo, non possiamo registrare alcun risultato significativo per l'interesse pubblico, per il bene della nostra terra e della nostra comunità. Né tantomeno per il necessario senso di giustizia e di legalità.

All'inizio di quella vicenda non comprendevo bene le ragioni della convergenza di ambienti di una certa "sinistra" politica, giornalistica e giudiziaria e di ambienti di una certa "destra" (mi riferisco al livello nazionale con qualche piccolo addentellato locale) che ancora oggi mostra tutto il suo rancore nei confronti di Bubbico, il quale fu decisivo nella vittoria del popolo lucano sulla vicenda di Scanzano. Il tentativo in atto di "sporcare" la limpida battaglia contro il sito unico è solo l'ulteriore dimostrazione di quanto fosse oscuro l'intreccio fra poteri e interessi che si dispiegò in quella occasione. Ma anche in questo caso il tempo sarà galantuomo.

Piuttosto, i fatti, le posizioni, gli articoli, il riemergere in rete di quel cumulo di falsità diffuse allora, ancora una volta evidenziano bene quella eterogenesi dei fini tra interessi commerciali del mondo dei media, interessi politici contrapposti (apparentemente?) o forse la voglia di alcuni circuiti di distruggere tutto e tutti per approdare ad un regime populistico - comunicativo di impianto tardo leninista.

Certo nell'epoca attuale, anche a causa dei gravi limiti della politica e della vulgata contro la cosiddetta "casta", nella società e nel mondo della politica molte persone si sentono intimorite e preferiscono il silenzio. Invece ora più che mai bisogna affermare con forza che non siamo tutti uguali, che vi sono persone oneste e libere che avranno anche fatto errori e presentato limiti nella gestione della cosa pubblica in Basilicata, ma che mai hanno tradito la propria terra.

Tra questi c'è' sicuramente Filippo Bubbico, insieme a tante persone che non si fanno intimorire dalle combriccole locali o da qualche opinionista famoso. E tra questi ci sono anch'io, con la coscienza a posto, la schiena dritta e la ferma volontà di battermi per la verità, la giustizia e gli interessi della comunità lucana.

 

Potenza, 5 aprile 2013

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