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La riforma dello Statuto deve rilanciare e sviluppare i principi che hanno ispirato la riforma costituzionale del Titolo V, delineando un ordinamento basato sulla pari dignità istituzionale e la leale collaborazione tra i soggetti che compongono la parte pubblica. Sono questi ultimi, in quanto portatori degli interessi generali delle popolazioni rappresentate, a dover ricercare preventivamente tra di loro le convergenze e gli orientamenti da confrontare poi con le organizzazioni e le rappresentanze sociali ed economiche private. Il principio di sussidiarietà deve essere pienamente valorizzato.

All’interno di questo sistema, la Regione deve garantire l’autonomia dei Comuni, valorizzare la programmazione dal basso, assicurare agli enti locali una sede di rappresentanza istituzionale di alto profilo. Deve cioè essere sempre più ente di programmazione e sempre meno momento di gestione, delegando le funzioni dovute alle Province, ai nuovi enti intermedi frutto della riforma (Comunità locali) ed ai Comuni. La partecipazione dei cittadini e di tutti i residenti deve essere perseguita dallo Statuto regionale mediante un potenziamento degli istituti partecipativi già presenti nello Statuto vigente, il referendum e l’iniziativa legislativa popolare, prevedendo tempi certi per lo svolgimento della consultazione referendaria o per l’esame da parte del Consiglio regionale delle proposte di legge di iniziativa popolare. La cosiddetta “democrazia partecipativa” (cioè la capacità di sperimentare, anche con l’aiuto delle più moderne tecnologie di comunicazione, forme di coinvolgimento del mondo associativo nel processo di formazione delle leggi e degli atti di programmazione) deve entrare a pieno titolo fra le regole del nuovo Statuto, così come la necessità di misurare i risultati dell’azione legislativa e dell’attività amministrativa.

Un nuovo e adeguato sistema elettorale dovrà garantire agli elettori una effettiva libertà di scelta dei propri rappresentanti, intervenendo in tal senso o nel momento della formazione delle liste o nella possibilità di scelta nell’ambito delle liste stesse; e deve altresì consentire un ampio pluralismo, senza però favorire la frammentazione del quadro politico. Tra i principi fondamentali alla base della nuova forma di governo regionale, occorre ribadire la necessità di norme tese a garantire la parità di accesso tra uomini e donne alle cariche elettive.

Come è noto arriviamo con un certo ritardo alla discussione sulle nuove regole e sui nuovi principi dello Statuto regionale. Ma tutto sommato non è un male, almeno alla luce della nuova disciplina sul federalismo fiscale che probabilmente costringerà anche le Regioni che hanno già cambiato il proprio Statuto a riflettere ulteriormente sulle proprie regole. Il tema del federalismo fiscale è naturalmente di competenza del Governo regionale, e il presidente De Filippo sta seguendo con attenzione in sede di Conferenza Stato – Regioni gli sviluppi relativi alla questione dei decreti attuativi, su cui sono certo che non mancherà di tenere costantemente informata quest’Assemblea. Mi limiterò quindi ad enunciare alcuni temi sui quali, in stretto raccordo con il governo regionale, il Consiglio dovrà necessariamente misurarsi, sia in riferimento alle riforme istituzionali che valutando l’opportunità di adottare provvedimenti più specifici. Mi riferisco al grande tema della definizione dei costi standard per i servizi pubblici essenziali, al tema della fiscalità regionale e delle entrate, al tema delle royalties connesse all’uso delle risorse naturali ed al tema delle tasse pagate dalle imprese, che attualmente come tutti sanno non rimangono sul territorio dove avviene la produzione ma dove ha sede l’impresa, con una evidente ingiustizia se solo si prende in esame in Basilicata il settore auto e quello degli idrocarburi.

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