Il presidente del Consiglio regionale ad Aliano al premio dedicato al grande scrittore: “Ma la Basilicata è andata avanti, ed oggi è una realtà diversa e più complessa di quella descritta nei suoi libri”

“La Basilicata deve molto a Carlo Levi, che fece conoscere all’Italia del dopoguerra la condizione dei contadini lucani. Levi ha amato noi, noi continuiamo ancora oggi ad amare lui e dalla sua lezione abbiamo compreso che dalla nostra storia possiamo trarre insegnamenti importanti per il nostro futuro”. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Folino, concludendo oggi ad Aliano i lavori della quattordicesima edizione del “Premio Levi”.

“Mentre celebriamo i 150 dell’unità d’Italia – ha affermato Folino - torna alla mente ‘Lucania ‘61’, il quadro che il pittore torinese portò quell’anno all’esposizione universale di Torino, e attraverso il quale fece conoscere al mondo intero Scotellaro le sue battaglie. E poi l’atto di grande amore per questa terra e per la comunità di Aliano, dove ha voluto essere seppellito. E il suo lavoro nella Filef al servizio degli emigrati e delle tante persone che hanno portato altrove le loro intelligenze. Levi è stato per noi tutto questo, ha raccontato un contesto sociale e politico, ma sarebbe sbagliato pensare che la Basilicata di oggi è ancora quella di 50 anni fa. La Basilicata si è mossa ed è andata avanti, ed oggi è una realtà diversa e più complessa di quella descritta nei libri di Levi, che alcuni suoi interpreti ed una certa pubblicistica ricorrente si attardano a descrivere come ancora attuale”.

“E la risposta a chi utilizza in maniera distorta il pensiero di Levi, confondendo la storia e l’attualità, viene proprio da realtà come Aliano – ha detto ancora Folino – dove al recupero storico e urbanistico si può unire oggi un’offerta culturale in grado di attrarre un turismo di qualità”. In questo senso Folino ha espresso apprezzamento per il Premio Levi, “che va avanti ormai da molte edizioni”, proponendo che in futuro questa iniziativa culturale “sia sempre più legata al ‘Levi politico’, che come Manlio Rossi Doria ed altri intellettuali e militanti antifascisti conobbe la Lucania come terra di confino, una realtà che è ancora oggi attuale se pensiamo che il premio Nobel per la Pace non potrà ritirare il premio degli accademici svedesi perché è prigioniero in Cina. Allora come oggi ci sono persone che attraverso la loro vicenda politica e intellettuale producono letteratura, e credo che in futuro sarebbe interessante se il Premio Levi concentrasse la sua attenzione sui temi della libertà e dei diritti umani, da un lato, e della realtà etno-antropologica, dall’altro, rivolgendosi in modo particolare al mondo della scuola ed alle giovani generazioni”.

“Per rilanciare anche in chiave di sviluppo turistico questo territorio – ha concluso Folino - serve però un contesto generale di infrastrutture e contenuti culturali in grado di richiamare, anche con l’ausilio dei grandi attrattori già programmati, un turismo di qualità, integrando l’offerta turistica con nuove iniziative culturali e migliorando la ricettività”.

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