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Basilicata: «Le candele

si consumano e la

processione non cammina»

Vincenzo Folino in redazione: «Nell’impiego delle Royalties

per le azioni di sviluppo é prevalsa una logica del “tiretto”»

a cura di Virginia Cortese

 

In “Transatlantico” –ci racconta- ormai

gli danno del “mago”, perché

il deputato Vincenzo Folino, già

Pd, poi Sinistra Italiana, ora Mdp, l’apertura

delle acque nel centrosinistra

l’aveva prevista in tempi non sospetti.

All’incontro in redazione erano presenti

gli opinionisti Mario Petrone e Antonio

Nicastro.

“Art. 1 Movimento democratico e

progressista”. Perché?

Il richiamo all’articolo 1 della Costituzione

non è casuale, riporta a valori necessari

e purtroppo desueti in un paese

in cui si dà poca importanza e scarso

valore al lavoro. Difendere la democrazia,

che è difficile da tenere viva se

scarseggia l’uguaglianza, la partecipazione,

la legalità, la trasparenza.

Lei è stato tra i pochi a comprendere

che il Pd aveva esaurito la capacità

di fare politica. Perché ha aspettato,

tuttavia, così tanto per distaccarsene?

La mia scelta di autosospendermi dal

Pd è legata alla vicenda dello Sblocca

Italia (che merita ancora un confronto

collettivo e pubblico). Poi c’è stato il

Job Act, l’Italicum (per cui non ho votato

né la fiducia, né la legge) e ancora

La Buona Scuola. Con D’Attorre e altri

avevamo dato vita al progetto di Sinistra

Italiana, ma questa si è arenata,

ha svolto un congresso contro tempo,

rinunciando a ricostruire il campo vasto

dei progressisti, noi invece abbiamo

provato a rompere il recinto del Pd, ormai

divenuto una gabbia, per proporre

un nuovo sinistra-centro.

Buone intenzioni in un contesto complicato?

Sì, il contesto internazionale é complicato,

si pensi alla vittoria della destra

di Trump o alle posizioni di Le Pen:

orbene, tra tante posizioni inaccettabili

ve n'è una invece fondamentale e condivisibile:

ossia la ricostituzione di una

nuova funzione dello Stato e della politica.

Certo l'isolazionismo e il protezionismo

non sono di facile applicazione e

sono rischiosi per la pace, ma il centro

sinistra in Europa ha perso troppo

tempo e spazio, le forze di sinistra e socialiste,

ma anche quelle d’ispirazione

cattolica e popolare devono pensare a

una nuova Bad Godesperg del centrosinistra

Europeo. Serve un grande sforzo

collettivo impegnando intellettuali,

economisti, sociologi, forze sociali,

sindacali, ambientaliste per ripensare

e ricostruire un nuovo modello sociale

ed economico, per ricostruire in Italia

lo Stato in una nuova Europa dei popoli

non dei burocrati e dei banchieri. Il Pd

renziano è divenuta una forza radicale

di centro, ha sbagliato la politica economica,

non é stato efficace in quella

europea. Ecco perché dopo che Sinistra

Italiana ha fatto una scelta identitaria,

con l’uscita di Speranza, Bersani e

D'Alema insieme ad altri 16 Deputati,

ho aderito ai Democratici e Progressisti,

per rimettere in moto il sistema, per

dare fiato alla Buona Politica, per riattivare

la partecipazione popolare.

L’opinione pubblica si divide tra i

delusi, i disillusi e gli astensionisti.

Come la si convince?

Penso che il Pd sia un progetto finito,

perché sovrapponendo la leadership

alla premiership e con le primarie aperte

e sregolate ha rinunciato alla selezione

e formazione delle classi dirigenti

che sono sempre più involute e poco

affidabili nella gestione della cosa pubblica,

penso che dopo il congresso di

aprile altre persone abbandoneranno il

partito, e allora con un percorso aperto

si lavorerà per costruire una proposta

politica intelligente e innovativa sulle

grandi questioni.

Nuovo cantiere, nuova strada. Nessuno

è in grado di capire dove si andrà,

però. Come evolverà il sistema?

Renzi nella sua logica ha tirato la corda

fino alle estreme conseguenze, lo

ha fatto personalizzando lo scontro su

una riforma costituzionale pasticciata,

bocciata anche da persone che non

votavano da tempo, consci che invece

dell’acqua sporca si stava buttando il

bambino (cioè la partecipazione democratica).

Così sulla questione voucher e

cosi sulla legge elettorale azzerata dalla

Consulta.

E ora cosa occorre fare?

Occorre uniformare le norme per la

elezione di Camera e Senato, togliere

i capilista bloccati. Si può correggere

il proporzionale tale da considerare la

rappresentatività oltre che la governabilità,

spero che Renzi non faccia altri

azzardi. Io sono tra quelli che peraltro

non hanno pregiudiziale a ragionare

con il Movimento 5 Stelle (salvo che

loro non vogliano). Serve una legge

attuativa dell’articolo 49 della Costituzione

e soprattutto un nuovo spirito

civico. La politica deve selezionare le

classi dirigenti, orientarle ad agire per

il bene comune e mettere in secondo

piano le ambizioni personali.

Mentre sul piano nazionale, la legge

elettorale proporzionale con le soglie

evita le frammentazioni; in Basilicata

c’è il tema della coalizione. Questo riapre

la questione dell’alternanza.

Che purtroppo non c’è stata. Dal 1970

al 1995 ha dominato la Dc e il pentapartito,

poi per 20 anni il nuovo centrosinistra

che ha perso smalto con il PD,

il cosiddetto “partito regione” che negli

ultimi 10 anni ha praticato una politica

invasiva rompendo il rapporto con

la nostra società. Occorre ripensare a

un progetto di governo, che sia limpido,

trasparente, partecipato.

In Regione, con chi dialogherete?

In primis, con i territori e le comunità,

con il mondo sindacale e produttivo,

con l’associazionismo ambientalista,

con il mondo delle professioni, dei movimenti

civici, MDP sarà aperto a tutti

per praticare la buona politica.

A Potenza e Matera, il Pd è in ulteriore

difficoltà?

Si. A Matera si presentano molte divisioni

e contraddizioni e questo non aiuta

il percorso di Capitale Europea della

Cultura e tanto meno quel ruolo di traino

delle aree interne e della intera regione.

La situazione politica é difficile

e richiama alle responsabilità anche la

Destra che accettando un trasformismo

ha snaturato se stessa. A Potenza, si

presenta una situazione complessa, forse

il centro sinistra appoggia le giunte

di De Luca per un senso di colpa, avendo

amministrato per molti anni lasciando

una difficile situazione finanziaria

(vorrei ricordare che già 20 anni fa la

giunta di Sinistra-Centro di Mimmo Potenza

affrontò una situazione analoga).

Comprendo le difficoltà dei consiglieri

del centrosinistra e tuttavia questa

amministrazione non brilla, i cittadini

vivono tanti disagi, e forse occorre

riprendere il confronto con i quartieri,

con i soggetti sociali, proporre soluzioni

e un progetto per fare uscire Potenza

da questa stagnazione, questo deve fare

MdP.

Perché ha votato contro la “Buona

Scuola”?

Penso si sia fatta una norma troppo rigida.

Si poteva spalmare su cinque anni

invece che su tre, cosa che ha portato

i docenti con seri problemi di famiglia

a licenziarsi non potendo spostarsi. Ma

l’aspetto che mi ha seccato più degli

altri è stato l’aver insultato 600 mila

docenti, che nel periodo della Riforma

Gelmini si premuravano di portare la

carta igienica e quant’altro necessario.

Siamo passati da un riformismo senza

popolo ad un riformismo contro il popolo,

una riforma frutto di slogan e ansia

da prestazione, attuata anche male,

si pensi per esempio che non si recluta

personale per la gestione delle piattaforme

tecnologiche e informatiche nelle

scuole.

I Consorzi, la storia ci insegna, hanno

sempre rappresentato, invece,

dei veri e propri carrozzoni. Quello

industriale (con 13 aree più vicine a

cattedrali nel deserto che ad altro)

e quello di bonifica hanno portato a

uscite del tipo 500.000 euro mensili.

Non ci si può permettere ciò. Come si

interviene?

Penso che la Regione Basilicata abbia

ormai smarrito la strada e la sua funzione

di programmazione e di orientamento,

non sono state attuate le leggi di

riforma dei consorzi (sia quelli di bonifica

che quelli industriali) si è perso

tempo, sono stati incaricati nelle fasi

istruttorie delle riforme funzionari regionali

che tuttora troviamo in importanti

posizioni e tripli incarichi nell’amministrazione

Pittella provocando la

reazione sfiduciata di gran parte dei

dipendenti regionali che vivono la frustrazione

di una Regione ormai ferma

e destrutturata nelle sue stesse funzioni

amministrative, verrebbe da dire: le

candele si consumano e la processione

non cammina.

Oltre la governance, quali politiche

industriali?

Ci si vanta dei dati positivi del PIL regionale

e delle esportazioni, che certo

però non sono conseguenti ad interventi

regionali: 1) Vedo innanzitutto una

carenza nel settore dell’auto, non ci

si interroga sul futuro della Sata, non

vi sono strategie di rafforzamento ed

espansione dell’indotto, solo passerelle.

2 )Non c’è una strategia di fronte alla

desertificazione industriale e produttiva,

anzi si impantana anche la bonifica

di due siti inquinati di interesse nazionale.

3) Si dovrebbe invece insistere sul governo

nazionale per un impegno dei

grandi player del settore energetico (se

non sbaglio l’ENI ha fatto un proprio

data-center a Pavia) in rapporto con

il CNR, l’Agenzia spaziale etc. per un

grande investimento nel campo dei rischi

naturali e artificiali: formare ed

impegnare 3000 giovani laureati per

poter trattare nel mondo le problematiche

connesse a tali rischi.

4) Provare ad attrarre nuovi investimenti

nelle produzioni innovative e di

qualità ad alto contenuto tecnologico,

penso ai semilavorati in carbonio, utilizzando

la leva energetica a costi competitivi

con l’impiego delle royalties petrolifere

come previsto sia dal P.O. Val

d’Agri che dalla stessa impostazione

originaria della SEL.

5) Evitare i bandi con le graduatorie,

usare procedure automatiche, prevedendo

credito d’imposta o negoziali

(contratti d’insediamento), più fondi di

garanzia anche per il capitale di esercizio

e ripianamento dei debiti, con una

nuova strategia per lo sviluppo del turismo,

dell’agroalimentare, della piccola

e media impresa e in particolare

dei giovani da ausiliare con Sviluppo

Basilicata per affrontare la burocrazia,

il credito e l’acquisizione delle tecnologie

e dei processi tecnologici (anche la

vicenda e funzione di Basilicata Innovazione

mi pare insabbiata).

L’impiego delle royalties ci riporta al

petrolio.

L’impiego delle Royalties per le azioni

di sviluppo é risultato poco efficace

anche a causa del sopraggiungere della

crisi e tuttavia é prevalsa una logica del

“tiretto”, questi fondi sono stati usati

troppo per la spesa corrente, hanno

drogato la spesa pubblica regionale,

mentre dovevano essere usati per finanziare

di sponda programmi nazionali ed

europei per infrastrutture e progetti di

sviluppo industriale come ho detto prima,

certo la Regione fu schizofrenica

passando da una ipotesi di Memorandum

(da migliorare) alla moratoria che

risultò un bluff dannoso.

A proposito di Cova, Arpab e della subalternità

a Eni?

La questione è complessa e delicatissima.

È necessario rifuggire dalle

rassicurazioni troppo facili. Va bene

l’allarme e il pungolamento da parte di

cittadini e associazioni che sollecitano

chiarezza ma non vedo da parte dello

Stato e dei Governi un’azione ferma,

seria e rigorosa, con il coinvolgimento

di istituti e università sotto il controllo

di un gruppo di scienziati e tecnici indipendenti.

Rimane sempre il dubbio. È stato un

errore fare il COVA lì dov’è ubicato?

Penso di si e tuttavia quello é un impianto

industriale che forse é stato

utilizzato oltre le proprie potenzialità,

le attività estrattive hanno creato forti

criticità che hanno messo in discussione

anche quel percorso di federalismo

solidale con lo Stato e il Governo Renzi

invece di affrontare con il Governo regionale

quelle criticità ci ha propinato

lo Sblocca Italia, che unificando i titoli

per la ricerca con la coltivazione ha

spostato i poteri dallo Stato alle compagnie

petrolifere. La mia contestazione

al Pd, nasce se vogliamo proprio in

quella fase.

E quindi la soluzione?

Abbiamo presentato qualche giorno fa

un disegno di legge teso a ripristinare

il comma 1 bis del famigerato art. 38

perché lo Stato non può abdicare alla

sua funzione di programmazione che

nel caso della Basilicata significa tradurre

gli odg approvati alla Camera in

un provvedimento di vera moratoria che

dica che non si fanno altre estrazioni al

di fuori delle due concessioni esistenti

e che si mettono in sicurezza vera le

estrazioni in corso. Non si può essere

succubi delle lobby petrolifere italiane

e straniere e speriamo che la recente visita

dell’Ambasciatore tedesco non sia

correlata a interessi economici di grandi

gruppi di quel paese, magari interessati

alle cosiddette fonti alternative.

Che prospettiva diamo ai giovani?

Serve un grande piano di investimenti

per rilanciare industria, agroalimentare

e turismo, un piano per l’occupazione

dei giovani nella P.A. e il reddito

d’inserimento che può fluidificare il

mercato del lavoro e recuperare le risorse

umane dei nostri giovani ormai

allo stremo.

Lei si è già confrontato con le persone?

Quotidianamente raccolgo storie di famiglie

in enormi difficoltà, nei colloqui

con padri e figli sento che si perde la

fiducia e la speranza. Bisogna riattivare

la solidarietà sociale. La politica deve

essere luogo di incontro, conoscenza e

scambio di idee, non una piattaforma di

clientela.

 

REPORT

«Non si può essere succubi delle lobby petrolifere italiane e straniere

e speriamo che la recente visita dell’Ambasciatore tedesco non sia

correlata ad interessi economici di grandi gruppi di quel paese,

magari interessati alle cosiddette fonti alternative»

 

Basilicata: «Le candele

si consumano e la

processione non cammina»

Vincenzo Folino in redazione: «Nell’impiego delle Royalties

per le azioni di sviluppo é prevalsa una logica del “tiretto”»

a cura di Virginia Cortese

In “Transatlantico” –ci racconta- ormai

gli danno del “mago”, perché

il deputato Vincenzo Folino, già

Pd, poi Sinistra Italiana, ora Mdp, l’apertura

delle acque nel centrosinistra

l’aveva prevista in tempi non sospetti.

All’incontro in redazione erano presenti

gli opinionisti Mario Petrone e Antonio

Nicastro.

“Art. 1 Movimento democratico e

progressista”. Perché?

Il richiamo all’articolo 1 della Costituzione

non è casuale, riporta a valori necessari

e purtroppo desueti in un paese

in cui si dà poca importanza e scarso

valore al lavoro. Difendere la democrazia,

che è difficile da tenere viva se

scarseggia l’uguaglianza, la partecipazione,

la legalità, la trasparenza.

Lei è stato tra i pochi a comprendere

che il Pd aveva esaurito la capacità

di fare politica. Perché ha aspettato,

tuttavia, così tanto per distaccarsene?

La mia scelta di autosospendermi dal

Pd è legata alla vicenda dello Sblocca

Italia (che merita ancora un confronto

collettivo e pubblico). Poi c’è stato il

Job Act, l’Italicum (per cui non ho votato

né la fiducia, né la legge) e ancora

La Buona Scuola. Con D’Attorre e altri

avevamo dato vita al progetto di Sinistra

Italiana, ma questa si è arenata,

ha svolto un congresso contro tempo,

rinunciando a ricostruire il campo vasto

dei progressisti, noi invece abbiamo

provato a rompere il recinto del Pd, ormai

divenuto una gabbia, per proporre

un nuovo sinistra-centro.

Buone intenzioni in un contesto complicato?

Sì, il contesto internazionale é complicato,

si pensi alla vittoria della destra

di Trump o alle posizioni di Le Pen:

orbene, tra tante posizioni inaccettabili

ve n'è una invece fondamentale e condivisibile:

ossia la ricostituzione di una

nuova funzione dello Stato e della politica.

Certo l'isolazionismo e il protezionismo

non sono di facile applicazione e

sono rischiosi per la pace, ma il centro

sinistra in Europa ha perso troppo

tempo e spazio, le forze di sinistra e socialiste,

ma anche quelle d’ispirazione

cattolica e popolare devono pensare a

una nuova Bad Godesperg del centrosinistra

Europeo. Serve un grande sforzo

collettivo impegnando intellettuali,

economisti, sociologi, forze sociali,

sindacali, ambientaliste per ripensare

e ricostruire un nuovo modello sociale

ed economico, per ricostruire in Italia

lo Stato in una nuova Europa dei popoli

non dei burocrati e dei banchieri. Il Pd

renziano è divenuta una forza radicale

di centro, ha sbagliato la politica economica,

non é stato efficace in quella

europea. Ecco perché dopo che Sinistra

Italiana ha fatto una scelta identitaria,

con l’uscita di Speranza, Bersani e

D'Alema insieme ad altri 16 Deputati,

ho aderito ai Democratici e Progressisti,

per rimettere in moto il sistema, per

dare fiato alla Buona Politica, per riattivare

la partecipazione popolare.

L’opinione pubblica si divide tra i

delusi, i disillusi e gli astensionisti.

Come la si convince?

Penso che il Pd sia un progetto finito,

perché sovrapponendo la leadership

alla premiership e con le primarie aperte

e sregolate ha rinunciato alla selezione

e formazione delle classi dirigenti

che sono sempre più involute e poco

affidabili nella gestione della cosa pubblica,

penso che dopo il congresso di

aprile altre persone abbandoneranno il

partito, e allora con un percorso aperto

si lavorerà per costruire una proposta

politica intelligente e innovativa sulle

grandi questioni.

Nuovo cantiere, nuova strada. Nessuno

è in grado di capire dove si andrà,

però. Come evolverà il sistema?

Renzi nella sua logica ha tirato la corda

fino alle estreme conseguenze, lo

ha fatto personalizzando lo scontro su

una riforma costituzionale pasticciata,

bocciata anche da persone che non

votavano da tempo, consci che invece

dell’acqua sporca si stava buttando il

bambino (cioè la partecipazione democratica).

Così sulla questione voucher e

cosi sulla legge elettorale azzerata dalla

Consulta.

E ora cosa occorre fare?

Occorre uniformare le norme per la

elezione di Camera e Senato, togliere

i capilista bloccati. Si può correggere

il proporzionale tale da considerare la

rappresentatività oltre che la governabilità,

spero che Renzi non faccia altri

azzardi. Io sono tra quelli che peraltro

non hanno pregiudiziale a ragionare

con il Movimento 5 Stelle (salvo che

loro non vogliano). Serve una legge

attuativa dell’articolo 49 della Costituzione

e soprattutto un nuovo spirito

civico. La politica deve selezionare le

classi dirigenti, orientarle ad agire per

il bene comune e mettere in secondo

piano le ambizioni personali.

Mentre sul piano nazionale, la legge

elettorale proporzionale con le soglie

evita le frammentazioni; in Basilicata

c’è il tema della coalizione. Questo riapre

la questione dell’alternanza.

Che purtroppo non c’è stata. Dal 1970

al 1995 ha dominato la Dc e il pentapartito,

poi per 20 anni il nuovo centrosinistra

che ha perso smalto con il PD,

il cosiddetto “partito regione” che negli

ultimi 10 anni ha praticato una politica

invasiva rompendo il rapporto con

la nostra società. Occorre ripensare a

un progetto di governo, che sia limpido,

trasparente, partecipato.

In Regione, con chi dialogherete?

In primis, con i territori e le comunità,

con il mondo sindacale e produttivo,

con l’associazionismo ambientalista,

con il mondo delle professioni, dei movimenti

civici, MDP sarà aperto a tutti

per praticare la buona politica.

A Potenza e Matera, il Pd è in ulteriore

difficoltà?

Si. A Matera si presentano molte divisioni

e contraddizioni e questo non aiuta

il percorso di Capitale Europea della

Cultura e tanto meno quel ruolo di traino

delle aree interne e della intera regione.

La situazione politica é difficile

e richiama alle responsabilità anche la

Destra che accettando un trasformismo

ha snaturato se stessa. A Potenza, si

presenta una situazione complessa, forse

il centro sinistra appoggia le giunte

di De Luca per un senso di colpa, avendo

amministrato per molti anni lasciando

una difficile situazione finanziaria

(vorrei ricordare che già 20 anni fa la

giunta di Sinistra-Centro di Mimmo Potenza

affrontò una situazione analoga).

Comprendo le difficoltà dei consiglieri

del centrosinistra e tuttavia questa

amministrazione non brilla, i cittadini

vivono tanti disagi, e forse occorre

riprendere il confronto con i quartieri,

con i soggetti sociali, proporre soluzioni

e un progetto per fare uscire Potenza

da questa stagnazione, questo deve fare

MdP.

Perché ha votato contro la “Buona

Scuola”?

Penso si sia fatta una norma troppo rigida.

Si poteva spalmare su cinque anni

invece che su tre, cosa che ha portato

i docenti con seri problemi di famiglia

a licenziarsi non potendo spostarsi. Ma

l’aspetto che mi ha seccato più degli

altri è stato l’aver insultato 600 mila

docenti, che nel periodo della Riforma

Gelmini si premuravano di portare la

carta igienica e quant’altro necessario.

Siamo passati da un riformismo senza

popolo ad un riformismo contro il popolo,

una riforma frutto di slogan e ansia

da prestazione, attuata anche male,

si pensi per esempio che non si recluta

personale per la gestione delle piattaforme

tecnologiche e informatiche nelle

scuole.

I Consorzi, la storia ci insegna, hanno

sempre rappresentato, invece,

dei veri e propri carrozzoni. Quello

industriale (con 13 aree più vicine a

cattedrali nel deserto che ad altro)

e quello di bonifica hanno portato a

uscite del tipo 500.000 euro mensili.

Non ci si può permettere ciò. Come si

interviene?

Penso che la Regione Basilicata abbia

ormai smarrito la strada e la sua funzione

di programmazione e di orientamento,

non sono state attuate le leggi di

riforma dei consorzi (sia quelli di bonifica

che quelli industriali) si è perso

tempo, sono stati incaricati nelle fasi

istruttorie delle riforme funzionari regionali

che tuttora troviamo in importanti

posizioni e tripli incarichi nell’amministrazione

Pittella provocando la

reazione sfiduciata di gran parte dei

dipendenti regionali che vivono la frustrazione

di una Regione ormai ferma

e destrutturata nelle sue stesse funzioni

amministrative, verrebbe da dire: le

candele si consumano e la processione

non cammina.

Oltre la governance, quali politiche

industriali?

Ci si vanta dei dati positivi del PIL regionale

e delle esportazioni, che certo

però non sono conseguenti ad interventi

regionali: 1) Vedo innanzitutto una

carenza nel settore dell’auto, non ci

si interroga sul futuro della Sata, non

vi sono strategie di rafforzamento ed

espansione dell’indotto, solo passerelle.

2 )Non c’è una strategia di fronte alla

desertificazione industriale e produttiva,

anzi si impantana anche la bonifica

di due siti inquinati di interesse nazionale.

3) Si dovrebbe invece insistere sul governo

nazionale per un impegno dei

grandi player del settore energetico (se

non sbaglio l’ENI ha fatto un proprio

data-center a Pavia) in rapporto con

il CNR, l’Agenzia spaziale etc. per un

grande investimento nel campo dei rischi

naturali e artificiali: formare ed

impegnare 3000 giovani laureati per

poter trattare nel mondo le problematiche

connesse a tali rischi.

4) Provare ad attrarre nuovi investimenti

nelle produzioni innovative e di

qualità ad alto contenuto tecnologico,

penso ai semilavorati in carbonio, utilizzando

la leva energetica a costi competitivi

con l’impiego delle royalties petrolifere

come previsto sia dal P.O. Val

d’Agri che dalla stessa impostazione

originaria della SEL.

5) Evitare i bandi con le graduatorie,

usare procedure automatiche, prevedendo

credito d’imposta o negoziali

(contratti d’insediamento), più fondi di

garanzia anche per il capitale di esercizio

e ripianamento dei debiti, con una

nuova strategia per lo sviluppo del turismo,

dell’agroalimentare, della piccola

e media impresa e in particolare

dei giovani da ausiliare con Sviluppo

Basilicata per affrontare la burocrazia,

il credito e l’acquisizione delle tecnologie

e dei processi tecnologici (anche la

vicenda e funzione di Basilicata Innovazione

mi pare insabbiata).

L’impiego delle royalties ci riporta al

petrolio.

L’impiego delle Royalties per le azioni

di sviluppo é risultato poco efficace

anche a causa del sopraggiungere della

crisi e tuttavia é prevalsa una logica del

“tiretto”, questi fondi sono stati usati

troppo per la spesa corrente, hanno

drogato la spesa pubblica regionale,

mentre dovevano essere usati per finanziare

di sponda programmi nazionali ed

europei per infrastrutture e progetti di

sviluppo industriale come ho detto prima,

certo la Regione fu schizofrenica

passando da una ipotesi di Memorandum

(da migliorare) alla moratoria che

risultò un bluff dannoso.

A proposito di Cova, Arpab e della subalternità

a Eni?

La questione è complessa e delicatissima.

È necessario rifuggire dalle

rassicurazioni troppo facili. Va bene

l’allarme e il pungolamento da parte di

cittadini e associazioni che sollecitano

chiarezza ma non vedo da parte dello

Stato e dei Governi un’azione ferma,

seria e rigorosa, con il coinvolgimento

di istituti e università sotto il controllo

di un gruppo di scienziati e tecnici indipendenti.

Rimane sempre il dubbio. È stato un

errore fare il COVA lì dov’è ubicato?

Penso di si e tuttavia quello é un impianto

industriale che forse é stato

utilizzato oltre le proprie potenzialità,

le attività estrattive hanno creato forti

criticità che hanno messo in discussione

anche quel percorso di federalismo

solidale con lo Stato e il Governo Renzi

invece di affrontare con il Governo regionale

quelle criticità ci ha propinato

lo Sblocca Italia, che unificando i titoli

per la ricerca con la coltivazione ha

spostato i poteri dallo Stato alle compagnie

petrolifere. La mia contestazione

al Pd, nasce se vogliamo proprio in

quella fase.

E quindi la soluzione?

Abbiamo presentato qualche giorno fa

un disegno di legge teso a ripristinare

il comma 1 bis del famigerato art. 38

perché lo Stato non può abdicare alla

sua funzione di programmazione che

nel caso della Basilicata significa tradurre

gli odg approvati alla Camera in

un provvedimento di vera moratoria che

dica che non si fanno altre estrazioni al

di fuori delle due concessioni esistenti

e che si mettono in sicurezza vera le

estrazioni in corso. Non si può essere

succubi delle lobby petrolifere italiane

e straniere e speriamo che la recente visita

dell’Ambasciatore tedesco non sia

correlata a interessi economici di grandi

gruppi di quel paese, magari interessati

alle cosiddette fonti alternative.

Che prospettiva diamo ai giovani?

Serve un grande piano di investimenti

per rilanciare industria, agroalimentare

e turismo, un piano per l’occupazione

dei giovani nella P.A. e il reddito

d’inserimento che può fluidificare il

mercato del lavoro e recuperare le risorse

umane dei nostri giovani ormai

allo stremo.

Lei si è già confrontato con le persone?

Quotidianamente raccolgo storie di famiglie

in enormi difficoltà, nei colloqui

con padri e figli sento che si perde la

fiducia e la speranza. Bisogna riattivare

la solidarietà sociale. La politica deve

essere luogo di incontro, conoscenza e

scambio di idee, non una piattaforma di

clientela.

 

REPORT

«Non si può essere succubi delle lobby petrolifere italiane e straniere

e speriamo che la recente visita dell’Ambasciatore tedesco non sia

correlata ad interessi economici di grandi gruppi di quel paese,

magari interessati alle cosiddette fonti alternative»

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